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Lorena Ulpiani - Biografia
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Lorena Ulpiani, marchigiana di origine e padovana d’adozione, persegue una formazione storico-artistica all’Università di Verona. Arriva al pubblico con la personale, “Shanti”, al Miramonti Majestic Grand Hotel - Cortina d’Ampezzo (Bl). La mostra rappresenta l’avvio di un percorso che in due anni la porterà ad altre mostre: Venezia (Scuola vecchia di San Giovanni Evangelista), Treviso (Barchessa Villa Quaglia), Roma (Palazzo Margutta), New York (Soho), Londra (Chelsea Town Hall), Fano (Museo del Balì), Montecarlo (Hotel de Paris) e Ferrara (Banca Sella) con una nuova personale. In dicembre sarà a Verona, al palazzo della Gran Guardia, con la piattaforma del Metaformismo, di Giulia Sillato.
Ad attirare l’attenzione sulle opere di Lorena Ulpiani, arrivata al pubblico e al mercato a 50 anni, quasi per caso, è la leggerezza del suo “astratto geometrico”. Nei suoi quadri linee, curve e piani, giocano e si armonizzano nell’uso di grigi colorati e di tinte pastello, sottolineati da rare note di colore puro.
Da fisiologico dialogo con se stessa, al quale è stata abituata dall’infanzia in quanto “figlia d’arte”, la pittura di Lorena è così diventata “opera”, linguaggio di un’avventura che l’artista, di professione giornalista, intende sperimentare in tutte le sue forme e potenzialità.
“Si possono dire fiumi di parole, lanciare ponti di pensiero… Ma si può anche scegliere il silenzio. Quell’ascolto al quale siamo così poco abituati. E nelle mie tele ho provato a liberare proprio questo… il mio silenzio. Quel sè che passa da vuoto, a suono. Ad armonia. Per tornare al caos, alla distrazione, al desiderio, alla quotidianità. Instancabile lavorio della mente che gira, gira… e cerca. Ma poi torna a fermarsi. Ed è silenzio.”

Di lei hanno detto

“Ascolta. Non gli astri che ruotano
ma lo spazio infinito
tra loro”.
(Antonella Barina, poeta)

“Pittura astratta come santuario interiore, asilo per l’anima: visibile, come nel 1910 sosteneva Hamerton, oblò aperto sull’esperienza, alla conversazione, alla ricerca secondo Drawseb (1867). In Lorena si sente l’utilizzo della geometria specchio del realismo che equilibria energie centrifughe e centripete alla ricerca di accordi e di armonie in cui si proiettano fisicità, spiritualità ed intelletto”.
(Francesca Lauria Pinter, pittrice, critica d'arte e presidente del Circolo Culturale Morales di Belluno di cui Lorena fa parte)

“Informale, si potrebbe chiamare, la geometrica creazione che sentiamo respirare attraverso i colori delle tele di Lorena, ma le ricerche possono essere considerate antiche: come la scuola delle geometrie di Pitagora o di Euclide, in cerchi e quadri. Una presentazione dalle mille forme conosciute nel converso ciclo dei colori. In Lorena, figlia d’arte, si riconosca l’astratto-informale, semplice, di cui Kandinzkij è stato l’iniziatore (“Giallo, rosso, blu” del 1925; “Accento in rosa” 1926; “Alcuni cerchi” 1926) che lei tiene nella memoria profonda. E in terreno fertile. Mai si fa interprete di un irrazionale geometrico nel rigoroso alternarsi di bianchi e neri alla maniera del più recente Ruckriem. Ne è rinnovata interprete, ma solo a colori attraverso l’evocazione grafica. Conferisce ai suoi “giochi”, come ama chiamarli, il sapore dell’avanguardia costruttivista ma sviluppa con le sue invenzioni combinazioni dettate dall’armonia personale. Quelle di un cromatismo surreale. Non “schegge” ma armonie, composizioni talora sospese nello spazio, tal altra, pur con ritmo raffinato, saldamente poste per terra”.
(Massimo Deyla, poeta e critico d’arte)

“Artista che tende al segno geometrico nelle sue opere di pura costruzione astratta. Il procedere della composizione rivela una armonica e sapiente distribuzione di forme e colori, dove nulla appare affidato al caso, e il variare dei cromatismi, tendenzialmente tenue e delicato, converge in immagini affabulatorie ricche di eleganza nel contesto di un assoluto rigore geometrico. E’ l’artista del colore e sa attenersi con ispirato senso dimensionale alle regole di ben precise scale cromatiche”.
(Claudio Lepri, critico d’arte)



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